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Vecchio Blue Team

 

Il Blue Team nel 1958

(dietro: D'Alelio, Belladonna, Perroux, Forquet

avanti: Chiaradia, Siniscalco, Avarelli)

La favolosa ed inarrivabile squadra italiana del Blue Team, si fregiò di 13 titoli mondiali (10 consecutivi!), 3 Olimpici e 12 Europei

Difficilmente un simile Palmares potrà essere eguagliato in futuro da chicchessia.

La storia della più fenomenale squadra di ogni tempo, inizia nel 1956.

In quell'anno la Francia incontrò gli americani a Parigi e li sconfisse di 54 MP in 224 smazzate trattenendo l'alloro mondiale in Europa, quella fortissima squadra era composta da giocatori a quel tempo leggendari, quali: De Nexon, Jais, Trezél, Bacheric, Ghestem, Lattès e Romanet.

L'Italia doveva andare a Stoccolma ed affrontare per il Campionato Europeo questi mostri sacri.

L'indimenticato ed indimenticabile trainer Carl'Alberto Perroux, selezionò una squadra di giocatori semi sconosciuti a livello internazionale che proprio non sembrava all'altezza di cotanto impegno.

A fianco di una coppia già relativamente conosciuta in campo internazionale e composta da Pietro Forquet e Guglielmo Siniscalco, veniva infatti schierata un'accoppiata di giocatori abbastanza affermati ma poco affiatati quali Eugenio Chiaradia e Mimmo D'Alelio,  e una coppia di romani quasi sconosciuti, le "riserve": Walter Avarelli e Giorgio Belladonna.

A quel tempo si giocavano 80 mani al giorno iniziando alle 10 di mattina, questo era un altro handicap per gli italiani che non erano certo usi di giocare in questi orari.

Il Campionato Europeo del 1956 ha inizio e gli outsider azzurri rifilano 53-27 agli sportivissimi islandesi, 104-20 al Libano, 74-61 ai Norvegesi, 84-27 al Belgio, 58-34 agli inglesi, 70-21 agli irlandesi, 97-45 agli olandesi, 66-18 all'Egitto, 55-45 alla Svezia, 96-29 ai Finlandesi, 46-39 ai danesi, 56-38 ai tedeschi. 

Un'incredibile macchina di guerra che perde qualche colpo solo con gli svizzeri 56-70 e con l'allora fortissima Austria 36-48. 

In finale possiamo affrontare i transalpini con qualcosa di vantaggio, che ci consente di diventare Campioni anche pareggiando, perché del tutto incredibilmente l'incontro dell'anno finisce proprio 42 a 42!

Dopo 5 lunghi anni l'Italia torna nuovamente sulla vetta d'Europa, ma, soprattutto, abbiamo varato la corazzata del Blue Team, una squadra che da quel momento mieterà una sequela incredibile di successi in ogni dove.

Un episodio meglio di ogni altro può dipingere lo spirito che animava quel nascente leggendario Team. 

Gli azzurri, nell'incontro decisivo con i francesi, si trovarono al board 37 a giocare un 7SA contrati e penalizzati di 6 prese, per effetto del fatto che Siniscalco aveva tolto a Forquet un contratto di 7ª contrate che poteva essere mantenuto!  

Lo zar Forquet, un giocatore fortissimo ma conosciuto da tutti per la sua intransigenza, non disse una sola parola e continuò a giocare placidamente per tutto il resto del match come se niente fosse successo, questo consentì a Siniscalco di riprendersi e di chiudere il match dignitosamente.

Il blue Team nel 1957

(dietro: Belladonna, Forquet, Perroux, Avarelli, 

avanti: Siniscalco, Chiaradia, D'Alelio)

Buenos Aires: Bermuda Bowl 1965

Belladonna ed Avarelli in azione

 L'anno seguente la Bermuda Bowl si disputa a Como e i novelli Campioni d'Europa diventano anche Campioni del Mondo battendo, contro ogni pronostico, lo squadrone americano.

 Del Blue Team si comincia a parlare con crescente curiosità in ogni parte del mondo.

 Nel 1961 il Campionato Mondiale è programmato in Argentina, ma poco prima della partenza si deve purtroppo registrare l'addio ufficiale al bridge agonistico di un pilastro della formazione azzurra: Guglielmo Siniscalco

 Questa defaillance comporta che il grande Pietro resta senza compagno e che quindi si corre il rischio di perdere anche il suo incomparabile apporto.

 Dopo vari tentativi operati all'ultimo momento da un disperato Perroux che cercava in ogni parte dello Stivale una terza coppia di livello adeguato al formidabile impegno, Forquet stesso fa il nome di un giovane e promettente giocatore napoletano, dicendo al nostro Capitano, che questo sconosciuto potrebbe fare coppia con lui.

 I due non hanno praticamente mai giocato insieme e il rischio è enorme, ma Perroux decide che di Pietro non si può proprio fare a meno, e convoca il giovane Carneade. 

Così, quasi per caso, approda nel Blue Team un altro dei più grandi giocatori di ogni tempo: Benito Garozzo.

Nel 1970 lo squadrone azzurro, dopo un periodo nel quale ha vinto consecutivamente 10 titoli mondiali e 2 Olimpiadi! decide di non partecipare alla Bermuda Bowl e gli americani: i famosi Aces di Dallas, riescono finalmente ad agguantare la Coppa.

Ma senza la presenza degli italiani il titolo sembra di Serie B e in tutto il mondo si vocifera che gli Yankees lo hanno vinto solo grazie all'assenza dello squadrone azzurro.

Per il petroliere americano Ira Corn, il finanziatore degli Aces, lo scorno è troppo e decide di mettere mano al portafoglio e di organizzare nella città di Las Vegas una mitica sfida tra il Blue Team e gli Aces.

 L'incontro, che viene chiamato "The match of the century" e che rinverdisce i fasti delle celebri sfide anglo-americane, vedrà il trionfo del Blue Team che confermò il suo irrepetibile strapotere, vincendo tutto quello che era possibile da vincere!

Il portentoso Blue Team si scioglie ufficialmente dopo la conquista del titolo Olimpico del 1972, tuttavia, tre dei componenti decidono di restare in nazionale e così,  attorno al fantastico tris composto da "Belladonna, Garozzo e Forquet", si alternarono altri campioni quali: Camillo Pabis Ticci, Benito Bianchi, Giuseppe Garabello, Vito Pittalà, Soldano De Falco, Arturo Franco, che per un quasi un ventennio, fecero continuare a risuonare l'inno di Mameli in ogni dove.

 Mai in nessun altro sport, una qualsiasi Squadra ha potuto vivere un periodo di supremazia tale da consentirgli di vincere consecutivamente 10 Campionati del Mondo e 3 Olimpiadi.

 Quando mi dicono che il Nuovo Blue Team, è forse più forte di quello di allora, perché oggi il campo è molto più numeroso e agguerrito, mi viene da pensare alla Bermuda Bowl ed alla difficoltà che da trent'anni a questa parte incontriamo nel riportarcela a casa.

 È vero, la superiorità del Nuovo Blue Team in campo continentale è addirittura imbarazzante, i Lauria, i Versace, i Bocchi, i Duboin ed ora anche i Fantoni, i Nunes e i Sementa, rappresentano la continuazione di una scuola di eccellenza che, anche considerando il relativamente ristretto bacino di praticanti del nostro Paese, non trova uguali.

 Nondimeno, quel periodo d'oro, in cui gli strapotenti americani tentarono di tutto, pur di vincere una volta sola il mondiale, senza per altro riuscirci, non credo che potrà  ripetersi mai più.

Grazie Vecchio Blue Team!

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