| Giorgio BELLADONNA |
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Romano, nato nel 1923 e scomparso nel 1996, è stato fino al 1992 il numero uno della classifica dei World Grand Masters edita dalla WBF ed è universalmente considerato uno dei più forti giocatori di ogni tempo.
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Secondogenito di Amedeo e Flavia Maresi, prima di lui era arrivata la sorella Clara, conseguì la maturità classica al Liceo Visconti di Roma nel 1941 e dopo aver praticato per diversi anni il calcio a livello semi professionistico, a causa di un malanno, dovette abbandonare l'attività agonistica e fu questo accidente a consegnarlo al Bridge.
Nel 1947 fu assunto dall'E.N.P.A.S. e nel 1948 conobbe quella Maria Antonietta Mazzucchi che, due anni più tardi, sarebbe diventata la sposa che gli avrebbe dato due figli: Anna e Renato.
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I Sistemi di Giorgio |
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1955 - Fiori Manca |
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1958 - Fiori Romano |
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1971 - Fiori Blue Team |
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1972 - Precision |
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1973 - Superprecison |
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1976 - Nuovo Fiori Romano |
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1977 - Sistema Lancia |
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1987 - Standard Italia |
Tredici volte Campione del Mondo, 3 volte Campione Olimpico, 10 volte Campione Europeo, è stato l'unico dei mitici campioni del Vecchio Blue Team che è stato sempre presente in tutte le vittorie dell'Italia tra il 1957 e il 1975 e queste sono sola alcune delle perle del suo palmares davvero incredibile e, con ogni probabilità, irripetibile per chiunque a venire.
È stato coautore di diversi sistemi licitativi tra i quali particolare fortuna hanno avuto il Fiori Romano ed il Precision.
Con Benito Garozzo ha formato una coppia leggendaria che per un lungo periodo è stata praticamente invincibile.
Ha rappresentato fin dalla sua fondazione una delle colonne inamovibili del mitico Blue Team dove fu inserito come matricola agli Europei del 1956 di Stoccolma giocando in coppia con Walter Avarelli e cominciando subito a vincere.
Giocatore fantasioso e forse insuperato nell'abilità per il Gioco con il Morto, era famoso in tutto il mondo per la sua generosità, la sua bonarietà e la sua simpatia. L'emotività che lo pervadeva ad ogni impegno agonistico importante, glielo faceva vivere sempre come quello della vita.
Lasciò in giovane età la sicurezza dell'impiego pubblico per dedicarsi interamente al bridge, improvvisandosi da un momento all'altro professionista di un gioco che in Italia era praticato da pochi e molto poco era organizzato.
Compiacendosi dei suoi innumerevoli allori, i bridgisti italiani di ogni tempo non potranno mai ringraziarlo abbastanza per quella coraggiosa quanto fortunata decisione.
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