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Bridge a 5 semi

 

 Nella seconda metà degli anni '30 prese piede per breve tempo un bridge giocato con un mazzo di 65 carte, composto da 5 semi.

 Nell'estate del 1937 a Vienna, Walter W. Marseille pubblicò per primo con l'aiuto del leggendario Paul Stern, le regole del bridge a 5 semi.

 Nel 1938 un favoloso quartetto di favolosi giocatori americani del tempo, riprese l'idea e pubblicò negli Stati Uniti un pamphlet: "Rules for five suit bridge "eagle", with instruction for five suit bidding" a firma congiunta. Il pamphlet è co-firmato nientepopodimeno che da: Hal Sims, Walter Malowan, Howard Schenken e Sam Fry.

 

 Il quinto seme proposto originariamente in Austria era rappresentato con una foglia verde, ma, sull'onda del successo suscitato dalla novità i produttori di carte da gioco americani per scapolare al copyright usarono, in genere, come quinto seme l'aquila, animale nazionale, solo la Parker Brothers creò il Castle Bridge, un mazzo nel quale il quinto seme era la torre degli scacchi.

 La famosa casa De La Rue di Londra, non si tirò indietro e stampò una serie di mazzi in cui il 5º seme era costituito da una corona di colore blu. La Waddington stampò dei mazzi con le corone di colore verde.

Le regole erano simili a quelle del bridge ed il quinto seme aveva un valore superiore alle picche ma inferiore ai SA, venivano distribuite 16 carte per giocatore e la 65ª veniva posta scoperta al centro del tavolo a disposizione di concambio per il giocatore che vinceva l'asta.

 Si susseguirono alcuni libri che trattavano tattica e strategia di gioco, ma, molto presto, a causa della estrema difficoltà del gioco, l'idea venne abbandonata.

Oggi i mazzi a 5 semi sono una rarità per collezionisti.

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